Vecchio, sei diventato vecchio Vecchio, sei diventato vecchio cantava a Sanremo tanti anni fa Renato Zero sulle note di quello splendido brano di Mariella Nava che è “Spalle al muro”. Ma se essere diventati vecchi e sentirsi la vecchiaia addosso per tanti è ancora un Rubicone parecchio arduo da attraversare e accettare, per gli uomini forse più che per le donne (creature superiori che di solito sanno mutare pelle e accogliere tutte le nuove stagioni della loro esistenza), non meno travagliato è approdare all’anteprima della vecchiaia senza avvertire un certo senso di angoscia e smarrimento. Ci accorge dello scorrere del tempo sulle nostre vite non prima dell’approssimarsi dei sessanta anni. Fino ai cinquanta e oltre un uomo oggi – contrariamente al passato – solitamente può infatti ancora vantarsi di avere intatte tutte le energie e gli umori della gioventù, pregi e difetti compresi. Lo specchio d’altronde quasi sempre gli rimanda, se non la stessa immagine dei ven...
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SCRIVI A GRAMELLINI Insieme a te non ci sto più Buongiorno caro Dott. Gramellini (o buonasera, dipende da quando e se leggerà questa lettera), nella presente ‘epistola’ non troverà disperate richieste d’aiuto per rimettere in piedi storie d’amore al capolinea o per svegliarne altre in narcosi ormai perenne e neppure consigli sul come e perché si è tradito o si sta tradendo il partner o la partner (nella sua rubrica, ad onor del vero, tiene banco più la prima opzione che la seconda: senza voler generalizzare, spesso le donne certe situazioni della propria vita sentimentale le vivono in modo travagliato; gli uomini invece, soffrendo fin dalla nascita della sindrome dell’harem, con il piede in due scarpe…hic manebimus optime) No, anche questa lettera in verità parla di un amore finito, ma di un amore ideologico, non fisico: l’amore per la sinistra di governo. Lei dirà: abbiamo al potere, nel nostro Paese, da oltre 2 anni una coali...
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SALVIAMO IL SOLDATO GIULI Una volta pensavo a Giuli e la mente mi rimandava l’immagine di un garbato, colto ed elegante giornalista di destra nonché Presidente della Fondazione Maxxi; oggi penso a Giuli e la mente mi rimanda l’immagine di un Des Esseintes fuori tempo massimo o del Dott. Dieu (definizione di Sarah Bernhardt) in vestaglia rossa, ossia del medico italo-francese Samuel – Jean Pozzi, immortalato in un famoso quadro del pittore americano di fine ottocento John Singer Sargent nonché celebrato, insieme ad altri protagonisti della Bella Epoque, in un recente romanzo dello scrittore inglese Julian Barnes, l’ autore del ben più noto Livelli di vita. Oggi Giuli per me, ma non solo, è pertanto sinonimo di fumisterie oratorie, comunicazione involuta, periodare barocco infarcito di vocaboli ampollosi, metafore ardite, allegorie ermetiche. Da ultimo il nostro eroe, non sazio delle (in fondo) benevoli “pernacchie” ricevute dopo le sue prec...